Gioconda dei Litfiba: quel rock ribelle che ci riporta agli anni ’90

Gioconda dei Litfiba ci riporta al 1990, tra rock, ribellione e ricordi di una generazione cresciuta con la voce di Piero Pelù.

24 settembre 2026 05:50
Gioconda dei Litfiba: quel rock ribelle che ci riporta agli anni ’90 -
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Quando i Litfiba avevano il sapore della ribellione

Bastano le prime note di “Gioconda” dei Litfiba per ritrovarsi in un’Italia che sembra ormai lontanissima. Erano gli anni delle musicassette consumate nello stereo dell’auto, delle compilation registrate dalla radio e dei pomeriggi trascorsi nei negozi di dischi. Nel 1990 usciva El Diablo, album nel quale compare proprio “Gioconda”: otto brani e un sound più diretto e rock rispetto alle precedenti esperienze della formazione fiorentina. Per tanti ragazzi quella musica rappresentava qualcosa di più di una semplice colonna sonora: era energia, provocazione e soprattutto voglia di sentirsi liberi. La voce inconfondibile di Piero Pelù e le chitarre di Ghigo Renzulli avevano la capacità di trasformare una canzone in qualcosa da vivere fisicamente, alzando il volume fino a far protestare qualcuno dalla stanza accanto.

Una canzone d’amore decisamente diversa dalle altre

Dietro un titolo apparentemente romantico, “Gioconda” racconta tutt'altro che una tranquilla storia sentimentale. Il matrimonio viene osservato attraverso gli occhi di un uomo che lo percepisce come una costrizione, tra famiglia, cerimonia, fedeltà e quell'anello che diventa simbolicamente una catena. È una rappresentazione volutamente provocatoria, perfettamente inserita nello spirito dei Litfiba di quel periodo. Anche per questo il brano conserva ancora oggi una forza particolare: parla d'amore senza trasformarlo necessariamente in una promessa eterna e mette al centro il conflitto tra sentimento e libertà individuale. Chi lo ascoltava allora probabilmente ricorda soprattutto l'energia del pezzo; riascoltandolo dopo oltre trent'anni, invece, è facile accorgersi di quanto fosse forte anche la sua componente ironica e dissacrante.

Quante cassette abbiamo consumato ascoltando quelle canzoni

“Gioconda” appartiene a un periodo irripetibile anche per il modo in cui la musica entrava nelle nostre vite. Non esistevano playlist infinite né un'intera discografia disponibile in pochi secondi. Un album si comprava, si prestava agli amici, si registrava su cassetta e soprattutto si ascoltava dall'inizio alla fine. El Diablo conteneva brani come “Proibito”, “Il volo”, “Woda-Woda”, “Ragazzo”, “Resisti” e naturalmente la title track: “Gioconda” era la settima delle otto tracce. Era anche l'inizio di una fase fondamentale della storia dei Litfiba, quella che avrebbe portato alla cosiddetta Tetralogia degli elementi: El Diablo rappresentava il fuoco, seguito negli anni successivi dalla terra di Terremoto, dall'aria di Spirito e dall'acqua di Mondi sommersi. Per chi c'era, però, queste classificazioni venivano dopo: prima di tutto c'erano la musica sparata dalle casse, i concerti e quella sensazione che il rock italiano avesse finalmente trovato una voce tutta sua.

Una curiosità: il videoclip fu girato in una chiesa sconsacrata

C'è un particolare che rende ancora più interessante la storia di “Gioconda”. Il brano venne pubblicato anche come singolo nel 1991, dopo l'uscita di El Diablo. Il videoclip portava alle estreme conseguenze l'ironia della canzone: fu infatti girato in una chiesa sconsacrata dell'alta Brianza lecchese e metteva in scena proprio un matrimonio con Piero Pelù protagonista, mentre altri componenti del gruppo comparivano nelle insolite vesti di chierichetti. Una scelta perfettamente coerente con lo spirito dissacrante del pezzo e con quei Litfiba che, all'inizio degli anni Novanta, non avevano alcuna intenzione di passare inosservati. Risentire oggi “Gioconda” significa anche questo: ricordare quando una canzone poteva diventare un piccolo atto di ribellione e accompagnare un'intera generazione mentre cercava la propria strada.

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