Tanti auguri di Marcella Bella: la canzone che trasformò Sanremo 1987 in un ricordo dolceamaro
Marcella Bella a Sanremo 1987 con “Tanti auguri”: una canzone intensa che segnò un addio temporaneo al Festival e un’epoca intera.
Una presenza che non passò inosservata
Quando Marcella Bella salì sul palco del Festival di Sanremo 1987 con “Tanti auguri”, il pubblico si trovò davanti a un’artista matura, consapevole, lontana anni luce dall’immagine della giovane interprete di “Montagne verdi”. La canzone aveva un tono intimo, malinconico, quasi dimesso rispetto al clima spettacolare che iniziava a caratterizzare il Festival di quegli anni.
Non era un brano da colpire al primo ascolto, ma una di quelle canzoni che crescono con il tempo, capaci di insinuarsi nei ricordi e restare lì, silenziose ma persistenti.
Un brano scritto da un gigante della musica italiana
Un dettaglio spesso dimenticato, ma assolutamente reale, è che “Tanti auguri” fu scritta da Gino Paoli, uno degli autori più importanti della musica italiana, firma di successi senza tempo per artisti come Mina, Raf e Umberto Tozzi.
Bigazzi costruì per Marcella una canzone sobria e intensa, lontana dalle mode del momento, pensata più per essere sentita che gridata. Proprio questa scelta, all’epoca, la penalizzò in classifica, ma contribuì a renderla una perla nascosta della sua discografia.
Sanremo 1987: un addio che nessuno notò
C’è una curiosità sorprendente, e spesso ignorata: “Tanti auguri” fu l’ultima partecipazione di Marcella Bella al Festival di Sanremo per vent’anni. Dopo il 1987, infatti, l’artista si allontanò dalla kermesse, tornando sul palco dell’Ariston solo nel 2007, con “Forever per sempre”.
All’epoca nessuno lo sapeva, ma quella performance del 1987 rappresentò una sorta di addio silenzioso, senza annunci né clamore, proprio come lo stile della canzone stessa.
Una canzone che oggi suona diversa
Riascoltata oggi, “Tanti auguri” assume un significato nuovo. È il ritratto di un’Italia che stava cambiando, di un Festival che si avviava verso un’altra era, e di un’artista che sceglieva la coerenza emotiva invece della spettacolarizzazione.
Per chi ha vissuto quegli anni, questa canzone è un tuffo in un tempo fatto di televisione condivisa, silenzi rispettosi e ascolti attenti. Un ricordo che non fa rumore, ma che resta.