L’ombelico del mondo di Jovanotti: quando l’Italia scoprì di poter ballare diversa

Nel 1995 Jovanotti pubblica “L’ombelico del mondo”, un brano che cambia la musica italiana e porta i ritmi globali in radio.

04 febbraio 2026 05:55
L’ombelico del mondo di Jovanotti: quando l’Italia scoprì di poter ballare diversa -
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Il 1995 e una canzone che suonava “strana”

Quando nel 1995 uscì “L’ombelico del mondo”, molti rimasero spiazzati. Non era la solita canzone pop, non era rap, non era dance nel senso classico. Era qualcosa di nuovo, di diverso, di sorprendente.
Jovanotti arrivava da anni di grande successo, ma con questo brano fece una scelta precisa: rompere gli schemi. I ritmi erano ispirati alle musiche afro e latino-americane, il testo parlava di un mondo che si muove, si mescola, si incontra. In un’Italia ancora molto legata alle forme tradizionali della canzone, “L’ombelico del mondo” sembrava quasi arrivare dal futuro.

La svolta reale di Jovanotti

La curiosità che in pochi ricordano è che questo brano segna ufficialmente la svolta artistica di Jovanotti. Non è solo una hit: è il punto in cui Lorenzo Cherubini decide di abbandonare definitivamente l’immagine del ragazzo rap leggero degli esordi per avvicinarsi alla world music e a una scrittura più consapevole.
Non a caso, “L’ombelico del mondo” anticipa il percorso che lo porterà poi all’album Lorenzo 1997 – L’albero, considerato ancora oggi uno dei dischi più importanti della sua carriera. Quella canzone del ’95 era un segnale chiarissimo: la musica italiana poteva guardare lontano, senza perdere il contatto con il grande pubblico.

Un tormentone che faceva pensare

Era impossibile non ballarla. Passava ovunque: radio, feste di paese, discoteche estive, stereo delle auto con i finestrini abbassati. Eppure, dietro quel ritmo travolgente, c’era un messaggio forte: il mondo come punto d’incontro, non come confine.
In un’epoca senza social, senza streaming e senza globalizzazione digitale, Jovanotti parlava già di mescolanza culturale e di energia collettiva. Un’idea che allora sembrava quasi esotica, ma che col tempo si è rivelata incredibilmente attuale.

Un ricordo inciso negli anni ’90

Riascoltarla oggi significa tornare a metà anni Novanta: alle estati infinite, alle compilation su cassetta, ai CD masterizzati, alle serate passate a ballare senza pensieri. “L’ombelico del mondo” non è solo una canzone: è una fotografia sonora di un’epoca che aveva voglia di muoversi, di cambiare, di aprirsi.
Ed è forse per questo che, ancora oggi, basta sentire le prime note per sentirsi di nuovo lì: più leggeri, più curiosi, più vivi.

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