Morte di Sandro Pertini: il ricordo di un Presidente simbolo dell'antifascismo
Morte di Sandro Pertini, 24 febbraio 1990: il bilancio di una vita di impegno civile, presidenza e autorità morale per l'Italia.
Il 24 febbraio 1990 scomparve Sandro Pertini, figura tra le più amate della Repubblica italiana. Nato il 25 settembre 1896 a Stella (Savona), Pertini rimane una presenza centrale nella memoria collettiva per il suo impegno contro il fascismo, la partecipazione alla Resistenza e la sua lunga attività politica nel Partito Socialista.
Vita e impegno antifascista
Fin dai primi anni della sua vita pubblica Pertini si distinse per la coerenza delle sue posizioni: fu un convinto oppositore del regime fascista e per questo subì prigionia e confino. Questa esperienza forgiò il suo profilo di politico e di uomo, portandolo a rivendicare con fermezza i valori della democrazia e della libertà. Nel dopoguerra il suo ruolo nel Partito Socialista Italiano consolidò la sua immagine come figura di riferimento per la sinistra riformista.
La partecipazione alla Resistenza e l'impegno diretto nella ricostruzione del Paese resero Pertini un simbolo di integrità e di responsabilità civile. I suoi discorsi, spesso duri verso le ingiustizie e pieni di appello alla coscienza nazionale, costruirono attorno alla sua persona una percezione di autorità morale trasversale rispetto alle appartenenze politiche.
La presidenza e lo stile
Eletto Presidente della Repubblica nel 1978, Pertini guidò il Quirinale dal 1978 al 1985 con uno stile percepito come vicino al popolo: fu apprezzato per la sua schiettezza, la semplicità dei gesti e la capacità di incarnare un ideale di Stato vicino alle esigenze dei cittadini. La sua presidenza attraversò anni difficili della storia italiana, segnati da tensioni sociali e dalla minaccia del terrorismo, durante i quali Pertini mantenne una posizione di fermezza istituzionale.
Un'immagine rimasta nella memoria collettiva è quella del Presidente che, commosso e gioioso, partecipò alla celebrazione per la vittoria dell'Italia ai Mondiali di calcio del 1982: quella scena sintetizzò la sua capacità di esprimere emozione e vicinanza alla popolazione in momenti di festa.
Morte, cordoglio e memoria pubblica
Sandro Pertini morì il 24 febbraio 1990 a Roma, all'età di 93 anni. Alla notizia della sua scomparsa la reazione pubblica fu di profondo cordoglio: istituzioni, partiti e cittadinanza ricordarono la sua eredità come Presidente e come militante politico dedito alla causa della libertà e della giustizia sociale.
La figura di Pertini, pur collocata nella storia del Novecento, continua a essere richiamata nel dibattito pubblico come punto di riferimento per chi invoca un'etica della politica fondata sulla coerenza e sul rendimento di responsabilità verso i cittadini. Monumenti, intitolazioni e ricorrenze ne hanno mantenuto viva la memoria nelle istituzioni e nelle comunità locali.
L'eredità politica e culturale
L'eredità di Pertini non è soltanto biografica: è un patrimonio di valori civili che continua a influenzare la cultura politica italiana. La sua immagine di Presidente vicino al popolo e inflessibile verso le ingiustizie ha contribuito a definire aspettative verso la funzione presidenziale e il ruolo dei rappresentanti dello Stato.
Per molti storici e osservatori, Pertini resta un riferimento per la capacità di coniugare idealismo e concretezza politica, e la sua vita viene spesso evocata come monito contro gli autoritarismi e come esempio di dedizione pubblica al servizio della collettività.
La scomparsa di Pertini il 24 febbraio 1990 segnò la fine di un'epoca e lasciò un segno profondo nella memoria nazionale: la sua figura continua a essere studiata, commemorata e richiamata come emblema di una Repubblica nata dall'opposizione al fascismo e dall'impegno per la democrazia.