Nino Manfredi vince il nastro d'argento con "Café Express" e conferma il suo talento tra comicità e dramma
Nel 1980 Nino Manfredi vince il nastro d'argento con "Café Express": un riconoscimento alla sua capacità di unire comicità e umanità in un ruolo che attraversa il confine fra commedia e dramma.
Il 16 febbraio 1980 Nino Manfredi ricevette il Nastro d'Argento per la sua interpretazione in "Café Express", diretto da Nanni Loy. Il premio, assegnato dal Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani, celebrò una prova d'attore che seppe fondere comicità e pathos, confermando Manfredi come una voce centrale del cinema italiano.
Il film e il ruolo
In "Café Express" Manfredi interpreta un venditore abusivo che percorre i treni per vendere caffè e quotidiani, una figura al tempo stesso comica e dolente. La pellicola di Nanni Loy mette in scena la lotta quotidiana per la sopravvivenza, e la performance di Manfredi risalta per l'ingegno, la profondità emotiva e la capacità di rendere umano un personaggio ai margini.
Il premio e la cerimonia
Il Nastro d'Argento a Manfredi non fu solo un riconoscimento personale ma anche un tributo alla qualità della scrittura e alla regia di Loy. Gli aspetti premiati dalla giuria furono la versatilità dell'attore e la sua abilità nel passare con naturalezza dalla battuta comica ai momenti di vera commozione, tratti che il Sindacato considerò distintivi di una prova d'attore memorabile.
Rilevanza nella carriera e nell'immaginario
La vittoria contribuì a consolidare la posizione di Nino Manfredi tra i grandi interpreti del secondo dopoguerra, affermando il suo ruolo di protagonista capace di indagare le contraddizioni sociali con ironia e partecipazione. A distanza di 46 anni, la sua interpretazione in "Café Express" rimane un esempio di come il cinema italiano sappia unire intrattenimento e impegno sociale.
La consegna del Nastro d'Argento segna anche un momento di riflessione sul rapporto tra commedia e impegno civile nel nostro cinema: Manfredi trasformò un personaggio marginale in un simbolo di dignità e resilienza, dimostrando che la vera forza dell'interpretazione risiede nella capacità di far sentire lo spettatore vicino al destino del personaggio.